L'ALTRA META' DEL TEATRO

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LO SPECCHIO DEI TEMPI

2021-06-10 18:15

Stefania De Ruvo

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LO SPECCHIO DEI TEMPI

Dramma in atto unico sulla violenza contro le donne per 2 donne (età 50-60 anni) con voci fuori campo In due versioni: Corto teatrale e Atto unico

“LO SPECCHIO DEI TEMPI”

Dramma in atto unico sulla violenza contro le donne

per 2 donne (età 50-60 anni) con voci fuori campo

In due versioni: Corto teatrale e Atto unico

Cod. SIAE n. 938679A

 

Due donne in scena. Un incontro impossibile, tra nonna e nipote diventate coetanee. Incontro permesso nel territorio dove tutto è possibile: il sogno. Un confronto tra due culture e due società. Società che dovrebbe crescere e migliorare nei diritti fondamentali dell’uomo ma che lascia qualche dubbio a chi è spettatrice di tutto il secolo scorso e di quello attuale. Tema principale dello scontro tra le due è la violenza sulle donne vissuta diversamente dalle due protagoniste. Compresa dalla nonna quando era ormai troppo tardi e invece negata dalla nipote. A rendere questo scontro più sentito, i legami familiari, inizialmente celati ma poi palesati e la presenta in spirito della figlia di una e madre dell’altra, come anello di congiunzione. Altra presenza, anche se non in scena la, rispettivamente, figlia e bisnipote che rischia di ripetere la spirale di violenza vissuta dalla madre e dalla bisnonna. La nipote si sveglierà da questo sogno con una nuova consapevolezza e deciderà di intervenire per correggere la sua vita o considererà questo incontro frutto di una malata fantasia?

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PREMI LETTERARI:

 

- Menzione al merito al Premio letterario “Dostoevskij" I ed. 2020 Ed. Aletti

- Terzo posto al Premio letterario “Palco, Pensieri e Parole” I° ed. 2020, sezione Drammi in italiano, Sito “Teatro amatoriale”

- Secondo posto al Premio Casentino 46° ed, 2021 Poppi (AR)

TRAMA COMPLETA

Libera si ritrova in uno spazio strano, ad attenderla un’altra donna sua coetanea, Maria. Allo smarrimento di Libera, Maria risponde con ironia e lascia credere alla prima di essere morta e in paradiso o all’inferno. Maria è una donna vissuta nei primi anni del secolo scorso e morta negli anni settanta e racconta a ibera la propria storia di violenza. Sembra conoscere molto bene Libera, anche se quest’ultima è una donna dei giorni nostri, e critica soprattutto il rapporto con il marito. Vuole fare un parallelismo tra la propria storia di violenza e quella dell’altra donna, anche se gli anni sono passati e la società è cambiata. Agli attacchi, ovviamente Libera, reagisce male e Maria, per provare a recuperare le spiega una caratteristica del luogo dove si trovano: guardando attentamente oltre la quarta parete, verso il pubblico Maria ha assistito a tutti gli anni che dividono le due donne: ha assistito alle conquiste femministe e alla deriva degli ultimi anni ma soprattutto, rivolgendo l’attenzione in platea, si possono sentire tutte le voci delle donne. Per provare a uscire di lì Libera accetta le condizioni di Maria e si mette in ascolto, quelle che ascolteranno non saranno storie liete ma tutte voci di sofferenza. Distrutta da tutta quella sofferenza Libera implora Maria di lasciarla andare, ma quest’ultima non demorde convinta più che mai nel fare ammettere a Libera che anche lei sta subendo violenza da parte del marito. Nei discorsi si mettono a confronto due epoche, Libera accusa la madre di averla trascurata per partecipare alla lotta femminista mentre lei desiderava solo una vita semplice e una famiglia unita come quella della nonna materna. Maria difende la madre di Libera e mostra invece il declino della società che stiamo vivendo prendendo a esempio le numerose sentenze che hanno assolto o ridotto la pena a stupratori e assassini. Non ottenendo il risultato desiderato Maria si gioca un’ultima carta, riporta Libera in proscenio e le fa vedere che tra le altre donne c’è anche la figlia di quest’ultima, Sara e che si potrà vedere un suo ipotetico futuro, anche questo fatto di violenza. Libera è disperata per il futuro della figlia e si rammarica di non poterci essere e finalmente ammette di essere vittima di violenza. Maria a sua volta le confessa che stanno sognando, che Libera è viva e potrà ancora rimediare e che lei è sua nonna, quella nonna che ha tanto invidiato ma che ha cacciato lei e la madre per il buon nome in paese e che si è profondamente pentita di averlo fatto. Le due donne si salutano e Libera è pronta a proseguire la sua vita con un altro spirito.

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